Da La Paz a Quito in moto attraverso le Ande “Anda e Rianda”
Eccomi in un’altra avventura con Paolo il motociclista.
Questa volta l’ho raggiunto in Sud America e abbiamo fatto insieme una tratta del suo giro del mondo in moto:
“Un avventuroso viaggio attraverso le Ande”
Quando decisi di raggiungere Paolo era già arrivato a Nord del Cile. Quindi presi un volo di andata per La Paz, Bolivia e un ritorno open da Quito, Ecuador. Non mi sentivo molto confident a proseguire con Paolo il suo viaggio intorno al mondo passando per la Colombia.
Con un bagaglio contenuto ma adeguato ai climi dal marino all’andino, e soprattutto alla moto e fatto le vaccinazioni richieste per la Bolivia, il Perù e l’Equador (qui si possono trovare le indicazioni per le vaccinazioni da fare a seconda del paese da visitare). Con un’assicurazione medica per l’estero, indispensabile fuori Europa e per viaggi in moto. Ero pronta per l’Avventura.
L’interminabile, ma piacevole volo Milano-La Paz prevedeva uno scalo a Lima, piacevole per la quantità di smangiucchierie offerte e per l’amicizia stretta con i vicini di posto. L’aeroporto di La Paz, El Alto, a 4058 m.s.l.m. è uno degli aeroporti internazionali più alti al mondo. Scesi dall’aereo non bisogna quindi affrettarsi a recuperare i bagagli o a raggiungere l’uscita per non rischiare di rimanere senza fiato, non essendo abituati all’altitudine. Nella camera dell’Hotel Madre Tierra, sempre ad un’altitudine di 4000 mt., faticavo già a respirare e ad addormentarmi, ma il peggio doveva ancora venire. Dopo un giorno di giri in moto a La Paz ci spostiamo a Copacabana sulle sponde del lago Titicaca Boliviano per permettermi di ambientarmi all’altitudine. Ed il peggio è arrivato. I primi due giorni a Copacabana sono stati un inferno, malesseri generali, mal di testa, affanno, insonnia, sentivo un macigno sul petto, ero quasi decisa a scendere di altitudine per ristabilirmi ma questo avrebbe compromesso il percorso “Anda e Rianda”. La faccia si era gonfiata, sembravo un pallone in procinto di esplodere. Non riuscivo neanche a mangiare.
L’unico lato positivo il tempo, che in quei giorni era piovoso e intanto, mentre io cercavo di respirare, Paolo si dedicava tutto contento alla messa a punto della moto in previsione del viaggio attraverso le Ande.
Fortunatamente dopo i due giorni di riposo e ambientazione all’altitudine avevo ripreso a respirare normalmente a pieni polmoni e l’affanno era sparito. Questo mi permise finalmente di poter fare un giro per Copacabana e una bella camminata lungo le sponde del Titicaca e apprendere dai locali le leggende sui natali di Mancocapac (primo inca e figlio del dio sole Inti) e sulla mistica Isla del Sol.





































